La Carovana procede sotto i morenti raggi del Sole guidata da due fila di soldati sopra poderosi cammelli dal passo lento, ma sicuro. I Carrozzoni con le ampie cupole di tessuto lasciano la loro impronta sulla sabbia ancora rovente accarezzata tutto il giorno dal sole ardimentoso, mentre tu sei rintanato nei tuoi pensieri in uno dei convogli.
L’Adunanza….
La possibilità di confrontarti con i migliori esperti nell’arcano ti fa drizzare i capelli e nello stesso tempo, cancella con un colpo di spugna i duri anni d’apprendistato. Reggendo con la mano tremante il tuo Invito, rileggi quella calligrafia chiara e ricercata, sperando che le lettere non siano incise solo nella tua fantasia:

“Sua Magnificenza richiede la Vostra presenza all’Adunanza che si terrà alla
Città d’Ottone.
Proseguirete cosi il Viaggio che Vi porterà
alla cima del Gran Torneo. Esso Vi offre due possibilità:
La vittoria gloriosa davanti a tutto il mondo
O la morte.
Sappiate apprendista, che in ogni caso Voi avete vinto arrivando fin qui!
Siete riuscito a forgiare a piacimento il Vostro destino,
e questa è la vittoria più importante che potete raggiungere
perché il destino è l’unica magia che i maghi non sono in grado di controllare.
Buona fortuna e fatevi onore.”

Riposto il foglietto nella busta, il capriccioso ondeggiare che ti aveva cullato sin dall’inizio del viaggio cessa di colpo. Una guardia fa capolino nel tendone e con un cenno della testa t’invita a scendere. Ubbidiente, ti riversi all’esterno.
Davanti a te si stagliano contro il cielo alti cancelli dalle scure inferriate dove un drappello di soldati dotati di picche fa la guardia. Quest’ultimi scambiano un cenno d’intesa con il capitano che, con la propria compagnia, ti ha scortato per un deserto pieno di pericoli e privazioni. Subito ti lasciano passare assieme a una dozzina di guardie armate; a stento riesci a nascondere l’imbarazzo di essere trattato per la prima volta come una persona importante. La Città d’Ottone si mostra pian piano ai tuoi passi, mentre ammirato osservi la meravigliosa architettura tanto raffinata quanto affascinante. La città calza perfettamente la descrizione formulata dal tuo Maestro; solo ora tu comprendi lo strano sguardo perso nel vuoto del tuo tutore, che compariva puntuale ogni volta che si affrontava l’argomento.
Non puoi far a meno di sgranare gli occhi verso le alte guglie dorate degli edifici, che si stagliano contro il cielo rossiccio sprezzanti degli ammonimenti degli dei. Le case sono dotate di ampi balconi le cui ringhiere riecheggiano nelle forme le leggendarie bestie magiche che popolano le ballate dei bardi. Le tue orecchie sono pervase dai lusinghieri toni melodici dei mercanti, intenti a sussurrare le proprietà magiche d’antichi artefatti e dai suoni stentorei e ritmati provenienti dalle botteghe degli artigiani locali. Le balie in armatura cercano di preservarti dagli scocciatori durante la vostra marcia, ma la tempestività non è il loro forte e più di una volta una donna ti stuzzica con proposte indecenti, premendo le sue forme sinuose sul tuo corpo, investendoti le narici con profumi dolciastri. Arrivati al centro di una gran piazza, il capitano punta il dito verso una porta alla base di un edificio basso e adornato da due statue raffiguranti sciacalli scolpiti nell’ebano. Senza perdere tempo ringrazi l’uomo per la protezione offerta per poi varcare la soglia indicata, mentre l’allegro vociare della città termina alle tue spalle in un sordido riecheggiare.
L’ambiente è spazioso e ben arredato con tanto di tappeti, vasellame e mobili color frassino.Quadri raffiguranti colorite battaglie fra maghi attirano la tua attenzione, dando tempo ad una figura ammantata di comparire percorrendo verso di te i gradini della scala a chiocciola alla tua sinistra; il suo incedere è scandito dal ticchettio del lungo bastone, al cui apice era appollaiato uno zaffiro grande quanto il pugno di un uomo.
“Sei pronto a proseguire il Viaggio?” ti domanda la voce maschile proveniente dalle profondità del cappuccio.
“Il mio Viaggio è iniziato con il fiorire della vita, prosegue durante l’esistenza e continuerà in eterno dopo la morte”
L’uomo annuisce alla tua risposta e ti porge il bastone.
Interdetto, rifletti per qualche istante.
Poco prima hai risposto secondo l’antico rito d’accoglienza ma non capisci cosa diavolo centra quell’ultimo gesto. Lui rimane immobile, la testa leggermente piegata verso il pavimento marmoreo con l’impressione di aspettare qualcosa. Dopo un intervallo che ti sembra un’eternità, lo zaffiro comincia ad emanare una fioca fluorescenza e ben presto calamita la tua attenzione. Attratta da una forza imperiosa, la tua mano si accosta sempre più in direzione della gemma sfaccettata fino a tastare la sua gelida superficie. A quel punto il poliedro reagisce emanando ancora più luce, avvolgendoti in un alone bluastro fino a costringerti a pararti gli occhi con l’altra mano.
Alla scomparsa del bagliore scompare, osi aprire lentamente il palmo della mano, scoprendo di essere in tutt’altro luogo.
Ora non sei più di fronte a quella misteriosa figura, bensì fuori in fila con altri avventurieri che si riversano verso un lungo bancone, su cui scrivono degli gnomi capeggiati da un alto vecchio signore dalla tunica viola e gialla. Una foglia rossiccia ti scivola sulla spalla, la guardi esterrefatto: è una figlia dell’autunno, sicuramente fuori posto in un giorno di torrida estate. Figuriamoci in un giorno d’estate di un’oasi nel bel mezzo deserto.
Istintivamente alzi il cappuccio e indirizzi lo sguardo verso il cielo. Una torre, assemblata su più piani, sembra contemplare con la sua dorata cupola te e la fiumana di gente che scorre verso i bizzarri personaggi seduti al bancone. La possente costruzione è guarnita da altissimi alberi di variegata specie, resi fratelli dalla tonalità rossastra delle foglie. La tua immaginazione prende presto piede e cominci a fantasticare su quella visione così irreale e allo stesso tempo terribilmente incombente, ereditiera di secoli passati che sembra non sperimentare il polveroso decorso del tempo. Diverse finestrelle bucherellate nella bigia pietra si aprono sulla facciata esterna, finestre che scrutano, finestre che giudicano….improvvisamente ti pare di scorgere una sagoma bianchiccia sporgersi da una di quelle aperture, probabilmente vestita da una lunga tunica. Qualcuno ti spinge violentemente con tanto d’imprecazione facendoti avanzare barcollando, perdendo un attimo il contatto visivo. Ricerchi quella fuggevole apparizione, ma non noti nessun movimento nella torre.
Non hai la più pallida idea dello scherzo che ti ha rifilato il fato; l’unica certezza è che tu dovrai arrivare a quel bancone per saperne di più, per dimostrare al mondo intero d’essere capace di forgiare il destino; emergendo così dagli altri uomini, anonimi giocattoli prefabbricati